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Palmenti


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I palmenti - Tracce di cultura materiale in Calabria collana Percorsi mediterranei

Autore

Maria Zanoni

Edizione

Arte26 - anno 2007

Caratteristiche

94 pagine - formato 17\24

Prezzo

10,00      ordina libro

Argomenti:

  • La civiltà contadina

  • Il paesaggio agrario nei secoli

  • La crisi delle campagne a fine Ottocento

  • Il malcontento dei contadini

  • Fame di terra

  • Le lotte contadine

  • La Riforma agraria

  • La viticoltura nei secoli

  • Tracce di cultura materiale sulle orme dei Bizantini

  • I palmenti della Locride

  • I palmenti nella valle del Neto

  • L'antico palmento di Belvedere

  • Il palmento nella terra dei Brettii

  • I palmenti in grotta alle falde del Pollino

  • Antiche tecniche di vinificazione

  • La tradizione dei panicelli

  • Bacco e Venere

Introduzione

«La Collana Percorsi Mediterranei fa parte di un progetto editoriale del Centro d'Arte e Cultura 26 volto alla promozione culturale ed a valorizzare aspetti e tracce della cultura mediterranea, meno conosciuti e poco valorizzati. Le foto che corredano il volume, sono strumento d'indagine etnoantropologica, documento che restituisce alla memoria luoghi e momenti di storia passata e presente. Sono fonte di conoscenza, scientificamente rilevante e preziosa, capace con il loro linguaggio di trasmettere informazioni e nello stesso tempo emozioni.»

«In questi percorsi, sulle orme di antiche civiltà che hanno attraversato la Calabria, si persegue l'obiettivo di raccordare ambiente e paesaggio con le determinazioni storiche e culturali. Di fronte all'inestimabile patrimonio di beni culturali che la regione possiede, la conoscenza, e quindi valorizzazione, si pone in rapporto consequenziale con il presente dei territori.»

«Una lettura integrata e comparata dei territori, nelle sue componenti etnoantropologiche, oltre che storiche, va nella direzione di un continuo dialogo tra cultura, civiltà e popolazione.»

 

«Bisogna riappropriarsi delle proprie radici, per aprirsi alle offerte della società interculturale. I beni culturali sono una preziosa risorsa identitaria, per progetti d'investimento sul turismo culturale, fonte di sviluppo locale sostenibile, per favorire la tutela dell'ambiente e fornire opportunità economiche.»

«Un vero sviluppo parte dalla valorizzazione della cultura del territorio. Innovativi progetti di riqualificazione ambientale, con percorsi di conoscenza del territorio che permettano di rileggere le testimonianze della cultura materiale, significative per il loro valore storico, in luoghi rimasti intatti, dal fascino particolare, dove s'incontra la genuinità dei rapporti umani, rappresentano la risorsa ideale per le nuove forme di turismo culturale alternativo, in un futuro in cui questi beni possano divenire veicolo di conoscenza e di comunicazione scientifica e didattica.»

 

«Sono necessari progetti che propongano nuovi modelli di valorizzazione e fruizione dei beni culturali e delle risorse del territorio, oltre che un sistema in cui l'agricoltura svolga in modo efficace e concorrenziale un ruolo multifunzionale, in stretta correlazione con il commercio, la ristorazione, il turismo, la cultura (costumi e tradizioni) ed il paesaggio.»

«Tra gli obiettivi di una nuova politica economica deve rientrare la valorizzazione del legame con il territorio e la promozione dei prodotti più rappresentativi della nostra produzione agricola. Per recuperare e rinnovare un patrimonio importante e prezioso di cultura materiale, fatto anche di "sapori" e "saperi", servono concrete proposte ai turisti, ma anche agli stessi calabresi, di una serie di itinerari culturali ed enogastronomici, per scoprire o riscoprire gli angoli più belli della regione nel loro stretto legame con i beni culturali ed i prodotti della terra.»

 

«Non bastano slogan per rilanciare l'immagine della regione. Sono necessari interventi, che comportano investimenti ingenti e una politica sinergica ed integrata del territorio. Oggi, i beni culturali sono passati da un riduttivo modo di pensare ad essi solo come un insieme di risorse da catalogare, conservare e ammirare, ad essere considerati elemento da utilizzare per innescare anche processi di valorizzazione economica. Salvaguardia e promozione dei beni culturali passano soprattutto da circuiti economici e sociali, a livello nazionale e locale, in sinergia con attività terziarie, secondarie, primarie e mirate operazioni di marketing territoriale, in funzione di un'industria turistica da modernizzare nelle sue modalità di comunicazione e organizzazione.»

«Il binomio sole e mare, senza cultura, muore.»

 

«E la triade cultura, sole e mare, non sopravvive senza infrastrutture, senza il rispetto del territorio, delle sue minoranze, senza il gusto della riscoperta delle nostre tradizioni culturali, senza sicurezza e legalità.»

«Usi e costumi della tradizione contadina non sono del tutto scomparsi, si sono trasformati. L'avvento della rivoluzione industriale ha messo parzialmente da parte la civiltà agro-pastorale ed ha spogliato l'uomo della sua stessa identità, delle sue radici lontane, importanti da conservare, onde evitare di compromettere gli aspetti più significativi del suo patrimonio genetico.»

«I valori culturali, antropici, sociali, religiosi, economici della antica civiltà contadina sono per le giovani generazioni risorsa identificante, validi insegnamenti, per comprendere il processo evolutivo della nostra società attraverso i tempi, necessari alla costruzione di un futuro saldamente fondato sul senso unitario del vivere, lontano dall'individualismo e dal mito del primato economico. Oggi, dunque, si può essere attori di un nuovo processo di cambiamento, costruttori di nuova cultura, anche riscoprendo le radici della civiltà contadina, per conoscere e tutelare la qualità e tipicità delle produzioni locali, potenziare la vocazione agricola del territorio, adeguandola alle nuove tecniche colturali, per salvaguardare l'ambiente e rispettare le bellezze naturali.»

 

«La natura calabra regala una sinfonia unica di colori, odori, suoni. Qui anche le pietre raccontano storia a chi sa vivere in maniera intensa e gioiosa un nuovo rapporto col territorio, a chi è attento e sensibile alla cultura dell'ambiente e dei luoghi. L'analisi storico-antropologica del territorio, sui dati delle ricerche archeologiche e sulla base di fonti documentarie, è qui riferita ai palmenti, ingegnosi manufatti per la vinificazione, simboli d'identità di un popolo, legati allo sviluppo dell'economia e della cultura del vino, nel contesto culturale del territorio calabro. La coltura della vite, insieme a quella dell'olio e del grano ha rappresentato la triade mediterranea di vitale importanza, elevata fonte di reddito per le società passate. In questo lavoro sono documentati i palmenti identificati nelle zone a più intensa vocazione vitivinicola, dall'antichità ai tempi recenti: la vallata del Bruzzano e del Bonamico nella Locride, la valle del Neto e il territorio intorno a Cirò, gli altipiani dal Pollino alla Sila e la costiera tirrenica.»

 

«Il palmento, primordiale industria di trasformazione dei prodotti agricoli (uve e cereali), è un bene culturale importante per indagare la centralità che il territorio assunse nelle relazioni economiche e civili del Mediterraneo e ancor più per indagare le nostre radici, i rapporti tra i contadini e la terra, gli articolati processi di appropriazione del territorio, di difesa e organizzazione del lavoro agricolo e le trasformazioni dei sistemi produttivi.»

«Il Medioevo è un periodo storico ampiamente conosciuto per le sue vicende politiche, religiose e artistiche, ma ancora oggi oscuro per molti aspetti della vita economica e quotidiana. Sta muovendo i primi passi l'indagine sugli insediamenti rupestri, le grotte senza affreschi, che nei tempi passati sono state abbandonate al degrado ed alla distruzione. Molte testimonianze di un importante fenomeno insediativo, caratteristico del Meridione, sono andate perdute per sempre, sotto l'onda incalzante dell'espansione urbanistica. Manufatti come grotte, strade, impianti agricoli sono significativi per lo studio della cultura materiale, allo stesso modo come castelli, torri costiere e chiese, manifestazioni più auliche che trovano riscontro nella documentazione scritta. L'esigenza di comprendere sempre più globalmente la storia, la microstoria, è stimolo ad indagini su ambienti meno appariscenti che affondano le loro origini in epoche remote.

 

I primi insediamenti, la coltivazione, la colonizzazione, le frequentazioni del territorio nel tempo sono il presupposto per l'affermazione di un diritto di appartenenza, di un processo di appropriazione che va conosciuto. I ruderi che sopravvivono nelle campagne raccontano la storia delle masse contadine, per troppo tempo trascurate, che hanno segnato le tappe di una cultura che ci appartiene.»

 

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