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PERCORSI MEDITERRANEI

Grecanici

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I PALMENTI

I GRECANICI

Gli abitanti dell'area ellenofona, la Bovesìa, che parlano il "greco di Calabria.


L’area ellenofona che va da Melito Porto Salvo a Bruzzano Zeffirio (a metà strada, lungo la costa ionica, tra il territorio di Bova e quello di Locri) storicamente conosciuta come “Bovesia”, è un territorio bruzio-bizantino legato, dal punto di vista storico-culturale e artistico, a Capo Zeffirio e quindi a Locri stessa.

 

Questa terra, aspra sulle colline aspromontane ricche di fiumare, dal clima mite sulla costa, regno di gelsomini e bergamotto, porta i segni di antiche civiltà che l’hanno attraversata e conserva l’antico dialetto grecanico.

 

Questo si è conservato, proprio per l’isolamento dei nuclei abitati, in un territorio attraversato da numerosi corsi d’acqua che hanno reso difficili le comunicazioni ed i trasporti e spezzettato le aree coltivabili.

 

Ma il discorso sulla grecità calabrese non può essere ridotto solo ad un problema di minoranze etniche, anche se l’epicentro è nei paesi intorno a Bova in cui si conserva la lingua, insostituibile, monumento di quest’isola ellenofona, la cui tutela è segno di coscienza etnica.

 

Il problema è che i confini dell’area culturale grecanica, in cui insistono i paesi di Bagaladi, Brancaleone, Africo, Melito, San Lorenzo, Roghudi, Roccaforte del Greco, Staiti, Palizzi, Pietrapennata, Pentidattilo, amministrativamente non coincidono con l’isola ellenofona dove resiste l’idioma parlato (Amendolea, Condofùri, Gallicianò, Roghudi, Chorio, Bova, Bova Marina e San Giorgio Extra).

 

In questi borghi agro-pastorali, avvolti in un misterioso senso di solitudine, si respirano antichi profumi e s’incontrano i segni di una storia antica.

È la storia di una terra che nel VII secolo, annessa alla giurisdizione bizantina del Tema di Sicilia, ebbe il nome di Calavrìa,  trasferito dal Salento all’antico Brutium.

La fase bizantina, con i suoi aspetti politici e culturali, ha dato una spinta propulsiva alla grecità calabrese.

Gli eredi ellenofoni della Magna Graecia convivevano civilmente con i latini, quando nel 568 i Longobardi invasero la regione, stanziandosi nella parte settentrionale e lasciando all’Impero d’Oriente l’area meridionale.

 

Da allora nella Calabria bizantinizzata elementi latini, greci, arabi, armeni, con forme di culto differenti, convivevano di fatto, soprattutto nei paesi intorno a Reggio, epicentro spirituale di gran parte della regione.

 

Furono quelli gli anni della contrapposizione tra rito romano, affermato dal Papato, e rito orientale delle diocesi bizantine.

È il periodo delle invasioni islamiche che seminarono devastazione e morte per circa due secoli, fino all’arrivo dei Normanni e dei successivi dominatori Svevi e Angioini.

 

Tra il VII e il XV sec. in tutta la Calabria si verificò il fenomeno dell'insediamento di monaci, provenienti dalla Siria, dalla Grecia, dalla Palestina e, comunque, da tutto il Regno di Bisanzio, invaso dagli Arabi.

I monaci, cosiddetti basiliani, hanno svolto un ruolo fondamentale, come elementi di aggregazione delle popolazioni in fuga dalla costa, per le incursioni islamiche, favorendo lo sviluppo di centri interni, con un’economia autosufficiente basata sull'agricoltura.

 

Tracce significative del passaggio dei basiliani in terra di Calabria, restano, oltre alle chiese, “costruite alla greca”, alla toponomastica, agli insediamenti rupestri (chiese-grotte), anche molti palmenti, che offrono interessanti spunti d’indagine archeologica ed etno-antropologica.

la costa della Locride

 

cascata nell'Aspromonte

 

la fiumara di Amendolea ed i ruderi del castello

 

Pentidàttilo (RC)

 

la rocca degli Armeni

 

la vallata dello Stilaro

 

Bova (RC)

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