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SKARCOPOLLI
- Pupazzo senz'anima
Tradizioni e identitą
arbėreshe
versi di Anna Maria Basile
con Introduzione e note antropologiche di Maria
Zanoni
Prefazione di
Maria Zanoni:
Lidentitą arbėreshė come
valore e come cultura attraverso i Beni Culturali.
«Sa tė ngjallmi tradita»
tenere in vita le tradizioni: č limperativo categorico di
questo lavoro in versi di Anna Maria Basile che riveste una
notevole importanza linguistica, poetica ed etno-antropologica.
Quale proposta migliore, nel 2008, anno europeo
dellInterculturalitą, se non questa di promuovere processi di
conoscenza riguardo alla lingua ed alle valenze etniche ed
antropologiche nel contesto dei beni culturali arbėreshė!?!
Un volume, perchč non si
dimentichi - tė mos tharrohet - in cui ogni vecchia tradizione
che affiora alla memoria della scrittrice, scandisce il tempo,
nel ritmo musicale del verso. La musicalitą, la fonologia della
lingua arbėreshė, sta in primo piano a sottendere il narrato
etno-antropologico. In questi versi č descritta la vita delle
Comunitą albanesi di Calabria, il loro forte senso religioso, la
coscienza etnica, legata, oltre che alla lingua, alla cultura
materiale, agli usi, ai costumi, alle tradizioni popolari, che
costituiscono un prezioso patrimonio culturale da tutelare e
valorizzare.
Questo studio ha la pretesa
di consegnare alle giovani generazioni pagine di storia,
spaccati di tradizioni italo-albanesi, perchč, li conoscano, li
custodiscano e li difendano dalla dispersione, insieme alla
lingua. In questanno dedicato allincontro tra culture, č di
notevole importanza promuovere interventi volti alla conoscenza
ed alla valorizzazione del territorio, nella complessitą delle
realtą culturali delle presenze italo-albanesi. I beni culturali
delle Comunitą minoritarie offrono la chiave di lettura per
approfondire appartenenze ed ereditą, importanti per la
valorizzazione dei territori stessi.
E le ereditą culturali sono
quelle delle varie civiltą che le hanno attraversate. L'arbėrishtė
č la lingua parlata nelle Comunitą albanesi dell'Italia
Meridionale, le cosiddette minoranze etnico-linguistiche. Dove
minoranza non ha il significato di diversitą, ma di identitą,
al di lą di ogni stereotipo sviluppatosi nel tempo. Gli
italo-albanesi sono gli eredi di quei gruppi, parlanti varietą
dialettali di tipo tosco, che iniziarono a trasferirsi in Italia
a partire dal sec. XV, incoraggiati dalla politica di
ripopolamento messa in pratica da Alfonso I dAragona. Il
movimento migratorio aumentņ dopo linvasione turca dellAlbania
nel 1435 e continuņ fino al sec. XVIII con lo stanziamento
pacifico di comunitą albanesi tra le popolazioni di dialetto
italoromanzo. Il carattere episodico e discontinuo degli
stanziamenti spiega in gran parte la frammentazione territoriale
che caratterizza la cosiddetta Arberia, linsieme delle
comunitą storiche albanofone dItalia.
Tra queste popolazioni
minoritarie che rappresentano il 5% della popolazione
italiana, vi sono quelle di tradizione albanofona, ormai da
tempo linguisticamente assimilate ai circostanti dialetti
italiani, quelle nelle quali la lingua albanese convive
storicamente con quelle varietą, e localitą totalmente
albanofone o presso le quali luso della lingua arbėreshė č
storicamente totale o comunque maggioritario. Sul territorio
italiano sono presenti 50 paesi di etnia arbėreshė; e sono
distribuiti in Calabria, Basilicata, Campania, Puglia, Molise,
Abruzzo e Sicilia.
In Calabria sono albanofoni
i centri della provincia di Cosenza di Acquaformosa, Castroregio
(con la frazione Farneta), Cerzeto (con le frazioni Cavallerizzo
e San Giacomo), Civita, Falconara Albanese, Firmo, Frascineto
(con la frazione Eianina), Lungro, Plataci, San Basile, San
Benedetto Ullano (con la frazione Marri), San Cosmo Albanese,
San Demetrio Corone (con la frazione Macchia Albanese), San
Giorgio Albanese, San Martino di Finita, Santa Caterina
Albanese, Santa Sofia dEpiro, Spezzano Albanese e Vaccarizzo
Albanese. In provincia di Catanzaro: Caraffa e Vena di Maida. In
Provincia di Crotone: Carfizzi, Pallagorģo e San Nicola
dellAlto. Ad Andali, Marcedusa, e Zangarona in provincia di
Catanzaro lalbanese sarebbe prossimo allestinzione, praticato
ormai da meno di dieci persone; a Cervicati e Mongrassano in
provincia di Cosenza il dialetto arbėresh risulta totalmente
estinto.
Ma la storia della civiltą
arbėreshė non si fonda eslusivamente sulla lingua, che č un bene
culturale di fondamentale importanza, in quanto č uno degli
elementi della cultura italo-albanese, anche se il principale.
Un percorso di vera conoscenza delle realtą arbėreshė parte
dalla lingua, strumento identitario e di partecipazione alla
storia di un territorio, per seguire tracciati che vanno
dallarte, ai canti, i famosi vjersh, alla musica, alla
letteratura, allenogastronomia, alla cultura materiale, ai riti
ed alle tradizioni di un popolo, che rappresentano una grande
risorsa. Questa problematica, che presenta angolature di grande
veduta culturale, non puņ essere lasciata soltanto a cerchie
ristrette di addetti ai lavori. *** Questo volume in versi
arbėreshė, ritmicamente modulati, ha una valenza didattica,
oltre che promozionale e di tutela del territorio letto nel suo
vissuto quotidiano, segno della fusione nel tempo di modelli
culturali, quello orientale e quello occidentale.
Il lavoro, rivolto
soprattutto ai giovani, rientra in un progetto di valorizzazione
di un patrimonio culturale che ha una consistenza storica, che
non va dispersa e va difesa, perché parte integrante di un
processo esistenziale. Č un contributo alla conoscenza di una
civiltą che affonda le sue radici nelle culture mediterranee,
che hanno aspetti orientali; alla riscoperta di una cultura
strettamente legata ad una identitą religiosa di matrice
bizantina. Č un percorso di conoscenza delle antiche tradizioni
scomparse (pensiamo alla Messa dei buoi ed allaratura del
Campo della Madonna a Spezzano) o tradizioni in via di
estinzione e di quelle ancora oggi vive allinterno dei
territori.
I versi viaggiano sui
sentieri della storia del popolo arbėresh, in un raccordo tra
passato e presente, in cui č palpabile il senso delle radici. Č
la memoria che racconta, o meglio canta, a volte con
sentimento nostalgico, il senso di appertenenza, la gjitonia,
che ancora oggi resiste a distanza di cinque secoli di
integrazioni etniche e trasformazioni socio-urbanistiche. La
gjitonia, č il vicinato, non solo lo spiazzo, lo spazio fisico
antistante le abitazioni in cui si snodano i rapporti
comunitari, con le loro valenze di aggregazione e solidarietą,
fortemente espressive: i riti religiosi della Settimana Santa,
le usanze legate a nascite, matrimoni e funerali, le feste del
Carnevale, con i suoi rituali culturali ancora intrisi di
simbologie pagane.
La gjitonia, come piazzetta,
spazio di partecipazione e incontro tra culture, metafora di
dialogo. Č lelemento di raccordo tra famiglia e comunitą. Ed
insieme alla vatra, il focolare domestico, ed alla vėllamia
il legame di fratellanza che va al di lą della stessa
consanguineitą, rappresenta gli elementi fondanti dellidentitą
arbėreshė. Lo skarcopolli pa shpirt, il pupazzo di pezza
senzanima, che nei tempi antichi ci si scambiava a San Giovanni
siglava un patto, creava un legame affettivo sacrale: il
comparaggio.
Oggi, forse, i giovani
internauti avranno difficoltą a ricostruire tradizioni
scomparse, a coglierne il senso sacrale che avevano per la
generazione dei loro nonni, ma certamente coglieranno il grande
insegnamento del passato: il futuro si prepara conoscendo le
proprie radici. Le tradizioni popolari ed i beni culturali
arbėreshė vanno conosciuti, tutelati e, soprattutto, comunicati.
Il lavoro della Basile simpernia su tradizioni consolidate o su
alcune rimaste solo nella memoria collettiva dei paesi arbėreshė,
pensiamo al rituale del pupazzo del giorno di San Giovanni,
Skarcopolli Shėn i Njanjit, simbolo di comparaggio. Ma lanima č
il canto in onore della Madonna delle Grazie, patrona di
Spezzano, Shėn Mėria e Graxjes, un vero canto corale di
commozione gioiosa, di fede e devozione, di un popolo fiero
delle sue origini. Cosģ, i paesi arbėreshė continuano a
raccontare storia, tradizioni, cultura.
Anna
Maria Basile
Arte26 edizioni
2008
Prezzo:
10,00
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