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Editoriali, recensioni e saggi di Cultura, Societą, Costume, Etnie, Letteratura, Storia, Arte.


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pubblicato il 26 gennaio 2012

“SCHEGGE D’ITALIA – RISORGIMENTO ED ETNIE”

UN RISORGIMENTO IN CAMMINO TRA LINGUE, STORIE ED IDENTITA’

 

Il saggio “Schegge d’Italia - Risorgimento ed etnie” scritto a quattro mani da Micol e Pierfranco Bruni apre una vasta discussione intorno al rapporto tra Unitą d'Italia, storia risorgimentale e minoranze linguistiche ed etniche presenti in Italia sin dal XVI secolo. Una ricerca che tocca i punti salienti del rapporto tra la storia delle etnie (le minoranze linguistiche) nel Regno di Napoli e approfondisce il contesto risorgimentale proprio negli anni cruciali dell’Unitą d’Italia.

Il lavoro č parte integrante della ricerca del Ministero per i Beni e le Attivitą Culturali – Direzione Generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali e il Diritto d’Autore e rientra nel Progetto “Etnie, Culture e Minoranze Etno–linguistiche” coordinato da Pierfranco Bruni.

I temi affrontati sono elementi significativi sia del dibattito storico di questi anni sia della relativa dialettica dei linguaggi "altri" presenti nell’Italia risorgimentale. Lo studio tocca aspetti che vanno dalle lingue d’Europa alle contaminazioni, dalle Capitolazioni Italo – albanesi alla presenza di Garibaldi nel Regno di Napoli, dal contributo dato dagli Italo – Albanesi all’Unitą d’Italia al ruolo rivestito da Maria Sofia, ultima regina del Sud, tra guerra civile, Risorgimento incompiuto e storia unitaria. E' presente un tracciato giuridico che comincia con l'0analisi delle Capitolazioni. 

L’Introduzione č firmata da Maurizio Fallace, Direttore Generale del Ministero per i Beni e le Attivitą Culturali il quale sottolinea: "  Come Ministero per i Beni e le Attivitą Culturali – Direzione Generale per le Biblioteche, gli Istituti culturali e il Diritto d’autore, siamo in una fase di ricerca, intrapresa da alcuni anni, curata da Pierfranco Bruni, in cui la storia delle presenze minoritarie in Italia č una dimensione che completa la storia nazionale di un popolo grazie a due pilastri etici: l’identitą e la civiltą.

Lo studio "Schegge d’Italia. Risorgimento ed Etnie" si inserisce in un quadro di ragionamento che pone all’attenzione  sia il Risorgimento nella sua complessitą sia le problematiche afferenti alle fasi pre e post Unitą d’Italia. Si tratta di elementi che hanno aperto un raccordo tra bene culturale e minoranze etno-linguistiche. Il contributo delle minoranze etno-linguistiche, in particolar modo della comunitą italo-albanese all’Unitą d’Italia č stato di notevole importanza sia in termini di lettura storica sia sul piano linguistico.

 

Il confronto, in questo caso, tra gli Italo-albanesi e il Regno di Napoli parte da molto lontano, come si evince nelle pagine di questo lavoro, e le matrici antropologiche, artistiche e storiche conducono ad un’analisi che scava in quelle ereditą linguistiche che costituiscono uno dei punti centrali della ricerca svolta.

Si parla, infatti, di contaminazioni e identitą, di multietnicitą e di personaggi che hanno dato un senso al rapporto tra Europa, Regno di Napoli e Mediterraneo. All’interno del Regno di Napoli convivono i processi di contaminazione che sono stati a priori processi di accoglienza in una geografia in cui Napoli era realmente la capitale del Sud perché poneva in essere modelli culturali provenienti dal nord Europa, da quel che fu il Regno delle Due Sicilie e dalle vie del Mediterraneo della sabbia (ovvero l’Africa del Nord)".

Il saggio č pubblicato dalla Casa editrice Pellegrini di Cosenza, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attivitą Culturali.

 

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pubblicato il 25 gennaio 2012

Il primo romanzo inedito della letteratura albanese

“Sofia e Kominĭatėve” di Santori

  

Nell’ambito della collaborazione scientifica e didattica tra l’Orientale di Napoli e il Centro di Studi Albanologici Interuniversitari di Tirana č uscita l’edizione critica del romanzo arbėresh Sofia e Kominĭatėve.

Il romanzo č stato scritto negli anni ’70 del XIX secolo da Francesco Antonio Santori (1819-1894), di S. Caterina Albanese (CS), e, come tante altre sue opere, era rimasto inedito fino ad oggi.

Tutti gli studiosi di letteratura albanese, vista l’importanza dell’opera, hanno sempre auspicato la sua pubblicazione. A questa esigenza da risposta oggi la Dott.ssa Merita Sauku-Bruci, dell’Istituto di Linguistica e Letteratura di Tirana e gią Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Studi dell’Europa Orientale dell’Universitą di Napoli L’Orientale, pubblicandone l’editio princeps.

 

La pubblicazione di quest’opera viene, pertanto, a colmare un vuoto nella storia della prosa e di tutta la letteratura albanese e influenzerą la stessa lettura della letteratura albanese dell’Ottocento.

1.     L’edizione critica di Sofia e Kominĭatėve č stata condotta sugli autografi del Santori custoditi nella Biblioteca Civica di Cosenza, tra i cui manoscritti la filologa Sauku-Bruci ha rintracciato, tra l’altro, lo studio dello stesso Santori sull’alfabeto del Romanzo che viene pubblicato anch’esso per la prima volta e giustamente utilizzato per la retta trascrizione del tesTo in oggetto.

Questo I Volume ci presenta il testo albanese del romanzo Sofia e Kominĭatėve, trascritto nell’alfabeto odierno albanese, con le necessarie integrazioni scaturite dalle accortezze che l’edizione critica comporta nel rispetto fedele di tutte le particolaritą linguistiche espresse dall’Autore.

 

L’edizione si caratterizza per la singolare attenzione che la curatrice ha profuso per offrire ai lettori il testo del romanzo nella massima autenticitą e per non tradire minimamente la volontą dell’Autore.

Il testo del romanzo č corredato da un ricco apparato critico dove sono registrate le varianti d’autore e gli interventi della curatrice, con scrupolosa documentazione per zelo di trasparenza e per offrire materiale necessario ad eventuali interpretazioni alternative.

Ritorna puntuale il principio del filologo classico Pasquale Baffi di S. Sofia d’Epiro (1749-1799) sulla “provvisorietą dei risultati ottenuti”, un criterio metodologico che recepisce gli indirizzi scientifici della filologia europea.

 

Precedono il testo del romanzo i Prolegomeni, un’ampia trattazione di tutti i problemi connessi al manoscritto e ai criteri adottati nella trascrizione. La filologa Sauku-Bruci ha presentato la storia dei manoscritti soffermandosi diffusamente sulla descrizione dettagliata degli autografi tanto arbėreshė che italiani; ha, quindi, esposto con rigore le varianti del sistema alfabetico santoriano con riferimenti alla sua evoluzione e in particolare al sistema adottato nel romanzo, di cui il Santori ha lasciato una preziosa redazione, importantissima chiave di lettura.

Molta attenzione dedica la curatrice ai criteri editoriali per dare al lettore giustificazione della interpretazione soprattutto nei casi di “lezioni” non sempre univoche.

 

I Prolegomeni si concludono con una esposizione del contenuto del romanzo, in cui, tra l’altro si dą ragione del titolo albanese Sofia e Kominĭatėve, che ricorre all’interno del testo albanese, come si puņ leggere in 4Ŗ di copertina – il manoscritto, infatti, č acefalo -  e di Sofia Cominiate, per  il testo italiano, come voluto dall’Autore stesso.

Si ricorda che il Vol. II, contenente il testo italiano di Sofia Cominiate e la concordanza del lessico arbėresh, uscirą tra breve dalle stampe.

2.     L’azione del romanzo si svolge, in gran parte, nel Palazzo del Barone Battiggera di Rossano Calabro, dove giunge, dopo un drammatico naufragio la giovane albanese Sofia. Nella prima metą del XIX secolo continua a sopravvivere il costume dei potenti di farsi procurare avvenenti fanciulle. E Sofia, giovane sposa del principe Aidino, dopo il disastro del naufragio incorso durante il viaggio di nozze, sarą consegnata prima ai briganti e da questi al Barone. Tragica la conclusione: giungerą allo stesso posto anche il giovane marito Aidino, ferito e ridotto in fin di vita dai pirati, il quale si troverą di fronte alla sposa, anche lei in fin di vita per una grave malattia. I due sventurati si spegneranno l’una sull’altro, disperati e straziati dal dolore. Il romanzo rimane aperto: insieme a Sofia era giunto anche il fratello pił piccolo che, testimone del destino riservato alla sorella, nonostante le buone attenzione riservategli nel Palazzo, ora si dibatte tra l’accettazione dello stato in cui si trova, e il desiderio di vendetta.

 

Particolari sono le descrizioni dell’ambiente dove si svolgono i fatti: il Palazzo sontuoso di Rossano, le feste da ballo, le manifestazioni teatrali, i concerti, le cerimonie, i costumi, la ricchezza e la varietą degli addobbi. Ricca anche la galleria dei personaggi: dai prģncipi ai banditi, dai capitani di polizia corrotti ai contrabbandieri, dagli artisti ai professori del Collegio di S. Adriano di S. Demetrio Corone.

L’Autore sa evidenziare gli stili di vita, le mentalitą, le usanze, i ruoli e i comportamenti dei personaggi dell’ambiente calabrese e arbėresh della prima metą dell’800, con interessanti riferimenti alla cultura popolare degli arbėreshė dell’epoca, che si dispiega tra la ridda delle valle e delle ruzalle, in un contesto calabrese pił ampio che stenta a venire fuori dal feudalesimo del passato.

3.     La lingua del romanzo Sofia e Kominĭatėve si presenta con un frasario ampio, ben intrecciato per argomentare compiutamente la complessitą della narrazione; si presenta anche con un lessico ricco, appartenente, in gran parte, al patrimonio lessicale mantenutosi vivo nelle varie parlate delle comunitą arbėreshe d’Italia, con poche concessioni agli italianismi, semmai con il ricorso a termini tratti dall’opera Cuneus Prophetarum di Pietro Bogdani, che il Santori esplicitamente ci ricorda come fonte da cui ha attinto molti termini. E’ la varietą che contraddistingue le forme fono-morfologiche del romanzo. Alla base rimane la parlata della sua comunitą, allargata in primis alle parlate viciniori, e poi a quelle pił lontane con fenomeni vieppił diversificati.

 

4.     Il volume č introdotto da uno saggio del Prof. Italo Costante Fortino, dell’Orientale di Napoli, sulla letteratura arbėreshe dell’Ottocento, che tende ad evidenziarne tanto la rilevanza estetica, quanto il valore culturale e politico nei confronti della minoranza arbėreshe, che cominciava a prendere consapevolezza del ruolo che aveva nell’ambito della comunitą nazionale italiana, ma anche nei confronti dell’Albania che ancora giaceva sotto dominazione ottomana dopo ben quattro secoli.

In sintesi l’opera del Santori si rivela innovativa nell’ambito della stessa letteratura arbėreshe dell’Ottocento con il suo particolare approccio realistico quando tocca aspetti della realtą sociale calabrese e arbėreshe sia prima che dopo l’unitą d’Italia.

 

 

Sheh dritėn e botimit romani i parė i letėrsisė shqipe

“Sofia e Kominĭatėve” shkruar nga F. A. Santori

 

 Nė kuadėr tė bashkėpunimit shkencor dhe didaktik ndėrmjet Universitetit tė Napolit “L’Orientale” dhe Qendrės Ndėruniversitare tė Studimeve Albanologjike doli botimi kritik i romanit nė arbėrisht Sofia e Kominĭatėve.

Romani ėshtė shkruar nė vitet ’70 tė shek. XIX nga Francesco Antonio Santori (1819-1894), nga Picilia (S. Caterina Albanese, CS), dhe si shumė nga veprat e tij kishte ngelur i pabotuar deri mė sot.

Tė gjithė studiuesit e letėrsisė shqipe, pėr vetė rėndėsinė qė ka kjo vepėr, e kanė pritur botimin e tij. Kėtė dėshirė e ka pėrmbushur sot Dr. Merita Sauku-Bruci, e Institutit tė Gjuhėsisė dhe Letėrsisė dhe pėr disa vite edhe kėrkuese pranė Departamentit tė Studimeve tė Europės Lindore tė Universitetit tė Napolit “L’Orientale” duke nxjerrė nga shtypi l’editio princeps.

Botimi i kėsaj vepre plotėson kėshtu njė zbrazėti nė historinė e prozės dhe tė gjithė letėrsisė shqipe dhe do tė ndikojė pėr njė lexim ndryshe tė letėrsisė shqipe tė shek XIX.

 

1.     Botimi kritik i romanit Sofia e Kominĭatėve ėshtė bėrė nga dorėshkrimet e Santorit, qė ruhen nė Bibliotekėn Qytetėse tė Kozencės, ndėrmjet tė cilėve filologia Sauku-Bruci ka gjetur, ndėr tė tjera, edhe njė studim tė vetė Santorit mbi alfabetin e romanit. Ky i fundit, qė botohet edhe ai pėr herė tė parė, shėrben si njė orientim i mirė pėr transkriptimin e  saktė tė tekstit nė fjalė.

Ky vėllim i parė na paraqet tekstin nė arbėrisht tė romanit Sofia e Kominĭatėve, i transkriptuar nė alfabetin e sotėm tė shqipes, me tė gjitha saktėsimet qė kėrkon respektimi  me besnikėri i tė gjitha veēantive gjuhėsore tė Autorit siē e kėrkon njė botim kritik.

Kuratorja e kėtij botimi ka treguar kujdesin mė tė madh pėr t’u ofruar lexuesve tekstin e romanit nė tėrė vėrtetėsinė e tij, pa tradhėtuar aspak vullnetin e Autorit. Teksti ėshtė pajisur dhe me aparatin kritik ku janė paraqitur variantet e Autorit dhe ndėrhyrjet e kuratores, me njė dokumentim skrupuloz e me zellin pėr tė qenė sa mė transparente, duke ofruar kėshtu tė gjithė materialin e nevojshėm pėr interpretime tė tjera alternative.

 

Zbatohet me pėrpikmėri parimi i filologut klasik Pasquale Baffi nga Shėn Sofia (S. Sofia d’Epiro, 1749-1799) mbi “pėrkohshmėrinė e rezultateve tė arritura”, njė kriter i njohur pėr shkencėn  filologjike europiane.

Tekstit tė romanit i paraprin njė trajtim i zgjeruar i tė gjithė problemeve qė lidhen me dorėshkrimin dhe kriteret e pėrdorura gjatė transkriptimit (prolegomenat). Filologia Sauku-Bruci ka paraqitur historikun e dorėshkrimeve, duke u ndalur gjatė nė pėrshkrimin e hollėsishėm tė autografeve si nė arbėrisht ashtu edhe nė italisht; ka paraqitur evolucionin e sistemit alfabetik santorian, variantet e alfabeteve tė pėrdorura nga Autori nė hartimin e veprave tė tij, veēanėrisht alfabetin e zgjedhur pėr hartimin e kėtij romani, pėr kėtė tė fundit Santori ka shkruar edhe njė paraqitje tė zgjeruar qė shėrben si njė ēelės leximi me shumė rėndėsi.

Kuratorja i ka kushtuar shumė kujdes paraqitjes sė kritereve tė botimit duke argumentuar interpretimet e saj, sidomos nė rastet  kur ka pasur tė bėjė me probleme tė vėshtira pėr t’u zgjidhur.

 

Prolegomenat mbyllen me njė paraqitje tė pėrmbajtjes sė romanit, ku argumentohet zgjedhja e titullit tė romanit Sofia e Kominĭatėve, ashtu siē haset e mund tė lexohet edhe nė faksimilen e paraqitur nė kopertinėn e pasme tė librit – romani na ka mbrritur pa faqet e para tė tij – dhe Sofia Cominiate pėr tekstin nė gjuhėn italiane, ashtu siē e ka dashur Autori vetė. Kujtojmė qė vėllimi i dytė, qė pėrmban tekstin e romanit nė gjuhėn italiane dhe konkordancat e leksikut nė arbėrishte do tė dalė sė shpejti nga shtypi.

2.     Ngjarjet e romanit zhvillohen kryesisht nė Pallatin e Baronit Batixhera, nė Rosano tė Kalabrisė, ku mbrrin, pas mbytjes sė anijes Sofia, njė vashė e re shqiptare. Nė gjysmėn e parė tė shek.XIX, vazhdonte tė mbijetonte nė Itali zakoni qė tė pasurve t’u dėrgoheshin vajza tė reja. Dhe Sofia, e nisur tė vej nuse tek princi shqiptar Ajdin, pas fatkeqėsisė sė mbytjes sė anijes, do t’u dorėzohet fillimisht cubave e mė pas Baronit. Pėrfundim tragjik: nė tė njėjtin pallat tė Baronit do tė mbrrijė  edhe i fejuari i saj Ajdini, i plagosur nga piratėt dhe gati pa jetė. Aty do tė gjejė Sofien qė lėngonte  e sėmurė. Tė dy tė pafat do tė shuhen nė krahėt e njeri-tjetrit, zemėrthyer e tė dėshpėruar. Romani ngelet i hapur: sė bashku me Sofien ka mbrritur edhe Janji, vėllai i vogėl i Sofies, qė bėhet dėshmitar i tė gjithė vuajtjeve tė sė motrės e tė kunatit. Megjithėse ai mbetet nė pallat nėn kujdesin e Baronit dhe familiarėve tė tij, zemra e tij dylufton ndėrmjet dėshirės pėr tė marrė hak dhe gjendjes ku ndodhet. 

 

Mjaft tė gjalla janė pėrshkrimet e ambienteve ku zhvillohen ngjarjet: Pallati luksoz i Rosanos, ballot, shfaqjet teatrore, koncertet, ceremonitė, zakonet, pasuria dhe stolisjet e shumta. Shumė e pasur edhe galeria e personazheve: nga princat tek cubat, nga kapitenėt e policisė tė korruptuar tek kontrabandistėt, nga artistėt tek profesorėt e Kolegjit tė Shėn Adrianit nė Shėn Mitėr Korone. 

Autori di tė verė nė dukje stilet e jetesės, mentalitetin, doket, rolet dhe sjelljet e personazheve tė ambientit kalabrez e arbėresh gjatė gjysmės sė parė tė shek. XIX, me referime interesante ndaj kulturės popullore tė arbėreshėve tė kohės kur shkroi e jetoi, me traditėn e valljeve e ruzalleve, nė njė kontekst kalabrez mė tė gjerė qė po kėrkon tė shkėputet nga feudalizmi i sė shkuarės.

 

       3.  Gjuha e romanit Sofia e Kominĭatėve dallohet pėr njė larmi frazash tė ndėrthurura mirė pėr tė argumentuar mė sė miri kompleksitetin e rrėfimit; paraqitet edhe me njė leksik tė pasur, i cili i pėrket, nė masėn mė tė madhe, pasurisė leksikore qė ishte ruajtur e gjallė nė tė folmet e ndryshme tė komuniteteve arbėreshe, me gjasė edhe me terma tė huazuara nga vepra Cuneus Prophetarum e Pjetėr Bogdanit; vetė  Santori e pėrmend si njė burim nga ku ka marrė shumė terma. Ajo qė dallon format fono-morfologjike tė romanit ėshtė varieteti. Nė bazė mbetet e folmja e komunitetit tė tij, e zgjeruar fillimisht me tė folmet fqinje, dhe mė pas me ato mė tė largėta me fenomene gjithnjė e mė tė ndryshme.

       4. Vėllimi paraprihet nga njė studim i Prof. Italo Costante Fortino, i Universitetit “L’Orientale” tė Napolit, mbi letėrsinė arbėreshe tė shek. XIX, qė synon tė evidentojė si vlerat estetike, ashtu dhe ato kulturore e politike tė pakicave arbėreshe, qė po ndėrgjegjėsoheshin pėr rolin qė po luanin nė gjirin e komunitetit kombėtar italian, por edhe nė lidhje me Shqipėrinė, e cila gjėndej nėn sundimin osman prej katėr shekujsh.

Si pėrmbledhje vepra e Santorit paraqitet plot risi nė gjirin e vetė letėrsisė arbėreshe tė shek XIX me njė qasje realiste kur trajton aspekte tė realitetit shoqėror kalabrez e arbėresh si para ashtu edhe pas bashkimit tė Italisė.

 

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pubblicato il 10 dicembre 2011

Mi sono innamorato di Eva Kant e non di Lucia di Manzoni

Se rischio posso anche vincere, se non rischio sono un perdente

 di Pierfranco Bruni

Ci porteremo ancora suoni di conchiglie di anni lontani tra le parole non smesse e le parole consumate? Abbiamo abbandonato la giovinezza proprio nel momento in cui i nostri cuori dovevano diventare riferimento per generazioni che si sentono smarriti e figli che ci guardano spavaldi e impauriti. Saremo ancora belli e tristi come in quel tempo delle rivoluzioni fallite? Ed č come se mi incontrassi in uno specchio. Tanti anni fa.

 

Come passa il tempo… Sono “I Camaleonti” con la loro malinconia che mi ricordano il trascorrere delle stagioni e il lento silenzio che attraversa il nostro abitare la vita. Non solo il tempo passa, ma siamo noi che mutiamo. La nostra generazione, amico mio, si č lacerata nei dubbi e nelle certezze. Nelle certezze perché era convinta di poter governare il mondo portando il sogno come bandiera. I sogni saranno potere. Che grande cazzata abbiamo commesso. Il dubbio, perché nei momenti pił opportuni abbiamo cercato la vacanza dal vero impegno sostenendo che non sapevamo dove andare.

 

Oggi sappiamo dove andare ma non abbiamo pił tempo. Non c’č nostalgia in questo mio dire. C’č forse un po’ di rammarico. Abbiamo studiato troppo in fretta e ci siamo laureati perché conformisti puntavamo ad una sicurezza. Ma la rivoluzione non č sicurezza e non offre sicurezze. E sono stati gli altri, senza togliersi né giacca e né cravatta, ad obbedire ai poteri di ciņ che č stata definita democrazia. Siamo stati rivoluzionari al punto tale di essere stati rivoluzionati.

Cominciare una nuova battaglia? Io, amico mio, sono in un diverso viaggio e non mi interessano pił i carri armati, i mercati delle borse e delle monete impazzite. Osservo con molto distacco la caduta del mondo moderno e tutto ciņ che mi passa accanto mi passa soltanto accanto. Non ha alcun disamore.

 

Sono sempre innamorato di ciņ che mi stupisce e di ciņ che mi smarrisce. Perché mi affascina l’intelligenza. Mi infastidiscono i conformismi, lo sai bene, e i progressisti. Indago sui reazionari alla Prezzolini e non smette di affascinarmi la consacrazione della conversione di Papini.

Un giorno tu mi hai chiesto quali dei personaggi letterari, veri o legati alla fantasia, ha lasciato in me un segno incancellabile. E poi hai aggiunto quale scrittore o quale poeta ti ha formato? E ancora mi hai domandato quale libro non vorresti dimenticare. Belle domande, amico mio, rischiose e capziose. Sai che per me il rischio č stato sempre un cavallo di corsa vincente e forse anche per questo mi hai posto davanti a delle scelte. Chissą perché la mia vita ha sempre indicato delle scelte? Lo sciamano, al quale sono legato, mi avrebbe detto: rispondi sempre alle domande ma devi non dimenticare che il silenzio č peggio di una risposta violenta.

 

Ci sono domande che chiedono il silenzio con una ulteriore domanda e risposte che vanno date senza pensare che siano risposte. E allora, caro amico ti scrivo e ti rispondo. Molti fatti della mia vita sono legati al mio essere ribelle e religiosamente terrorista. Molti avvenimenti sono stati il susseguirsi di impazzimenti che mi hanno dato l’allegria.

Molte sconfitte sono il risultato di tantissime vittorie che ho cercato di scordare o di ignorare. Se rischio posso anche vincere. Ma se non rischio sono un perdente. Se amo Cristo č perché lo considero uno sconfitto nella sua dignitą e nobiltą ed  ha sempre rischiato e giocato a carte scoperte come con Maria Maddalena.

Il personaggio che ho amato di pił? Potrei dirti Lucia del Manzoni? Teresa del Foscolo? Concia di Pavese? Lucia mi intristisce e mi scava  ferite di angoscia come il suo Renzo. Personaggi che mi infastidiscono perché non hanno saputo capire e accettare la tragedia. Ma quando mai Manzoni č stato tragico. Č stato sempre ridicolo, anche nelle sue conversioni vere o finte.

 

Teresa č una straordinaria immagine ma ha una sensualitą rassegnante che non vive in Jacopo sconfortato e sconfortante. La rassegnazione non č nel mio viaggio. Io sono come Sandokan o come l’ultimo degli Apache. Ho la spada o il fucile sempre in posizione giusta.

Concia? Bella e selvaggia e poi mi riporta alla mia Calabria oltre che al mio Pavese. Straordinaria donna amante dai capelli neri che scivolano tra le mani. Un amore passato e importante. Ci sono tanti altri che mi hanno accompagnato come le lontane di Silvia e altre finzioni tra pagine lette e dimenticate volutamente. Ti voglio rispondere con certezza.

La mia vita passata č stata scavata sia da Eva che da Zakimort. Chi č Zakimort? Č il personaggio di un fumetto pubblicato tra il 1965 e il 1974. Chi si nascondeva dietro Zakimort? Una bellissima bionda dal nome Fedra Garland. Il resto lo puoi trovare su Internet. Fascinosa, corpo da amplessi mediatici, sguardo pungente nella sua tuta aderentissima.

Ed Eva? Non certo l’amante di Adamo. Eva Kant. Ovvero la compagna del grande e astuto Diabolik, il quale data la sua uscita nel 1962 mentre Eva compare nel 1963. Da occhi verdissimi salva il terribile uomo nero dalla ghigliottina. Si presenta come la vedova di Lord Kant. Eva. Un personaggio affascinante non solo per la sua femminilitą e dolcezza ma anche per il suo verace coraggio. Resterą la compagna di Diabolik e anche lei sarą la donna in nero con gli occhi sempre puntati avanti. Chi scegliere tra le due? Forse, anzi sicuramente Eva.

 

Mi sono innamorato di Eva per la raffinatezza e la sensualitą oltre che per quel fascino del mistero che la caratterizzava ma anche per la sua fedeltą e il suo saper restare in ombra. Eccoti accontentato. Diabolik ed Eva mi hanno formato. Che delusione, diranno i ben pensanti.

Uno scrittore che vanta la sua classicitą e la sua forza in letteratura  intrecciata alla storia si č formato su Diabolik? Signori miei č cosģ. E sono felice. Passiamo avanti. Quale poeta? Ti sono sincero. Chi continua ad accompagnarmi non č Pavese, che č dentro di me, e neppure Dante. Che ci faccio io con il Dante della Commedia? Ironia? O sinceritą?

Il poeta che nelle notti mi sfriculiava l’anima č stato Gustavo Adolfo Becquer.

Non ti dirņ altro. Un poeta spagnolo.

 

Poi sono venuti gli altri. Quale libro non vorrei dimenticare? Ti rispondo subito. Tu sai che sono di nobili origini e di sicure letture mai imposte e che casa mia č stata sempre una grande biblioteca per generazioni. Ma il libro che non vorrei dimenticare č Capitan Miki. Chi č? Lo sai bene. Un Ranger del Nevada che dialogava con gli Indiani, il cui primo album in striscia uscģ nel 1951.

Alta formazione e scuole ben definite. Gli accademici ora si guarderanno bene ad invitarmi nei loro convegni. Ma tu sai che io non mi sono mai sfottuto delle apparenze perché continua  a viaggiare sulla bicicletta di mio padre e aspetto ancora che i rovi fioriscano nel mio paese del vento sapendo che c’č il mare nella mia anima e le conchiglie nelle mie solitudini.

 

Tutto qui? No, caro amico mio. Io sono nato in via Carmelitani, tu sai bene chi sono i Carmelitani, e non mi piacciono i giorni di sempre perché so essere altro altrimenti accetto di essere niente e amo profondamente la mia donna fino ad addormentarmi nel rosso del suo meriggio augurandole sempre che il dio del sole resti sempre in lei e con lei.

Ti ho segmentato un po’ della mia storia cercando di darti delle risposte. Se mi chiedi quale film abbia segnato la mia vita, qui avrei dei tremori. Ci sono stagioni che mi hanno avvicinato a film diversi ma quello che č pił vicino al mio inquieto e bello vivere č senza alcun dubbio “La prima notte di quiete” nel quale campeggia la straordinaria figura di Delon.

Ma perché siamo giunti a queste considerazioni? Forse perché si comincia  a tracciare una linea lungo i colori dell’orizzonte? Siamo in caduta libera, amico mio, e non abbiamo paracaduti, e siamo consapevoli di poter inciampare in qualche nuvola di passaggio perché sono sempre pił convinto con Paracelso che “Chi č muto, č muto nel cuore, non nella lingua”. Perché “come tu parli, cosģ č il tuo cuore”. 

Ed ora cosa dirti di pił. Non disprezzo nessuno. Non mi fanno paura gli scoiattoli e neppure i coccodrilli.

 

La politica? Č una distanza incolmabile che separa il mio essere al mio quotidiano. Sono nel mio deserto. I giudizi non mi interessano e le porte aperte servono per sbattere fuori qualcuno e non viceversa. Io vivo il mio tempo. Altro non so dirti. Abbiamo vissuto i giorni delle rivoluzioni senza rivoluzionare.

Ci siamo rivoluzionati restando gattopardi. Viviamo la tradizione trafiggendo il futuro. Gli accampamenti sono in folla ma i pensieri sono un volo. Oltre non vado. Resto con i miei libri da scrivere e con le mie pazienze turbate. Ma ti consegno una osservazione di un monaco del deserto che ho ritrovato nei labirinti della mia memoria: “Il monaco deve vivere in modo  che giammai la sua coscienza possa rimproverargli qualcosa”.

Io che amo il deserto e il mare ho conservato questo pensiero, che come il precedente č di Agatone, ovvero un Padre del deserto, che dice: “Non mi sono mai addormentato con un risentimento contro qualcuno e, per quanto ho potuto, non ho mai lasciato che qualcuno si addormentasse con un motivo di risentimento verso di me”.

Ora basta.

Non mi chiedere altro.

 

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