Centro d'Arte e Cultura 26 - Associazione di ricerca antropologica etnofotografica e di promozione culturale fondata da Maria Zanoni nel 1978

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ITINERARI

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GALLERIA NAZIONALE DI PALAZZO ARNONE

Un prestigioso Polo Museale a Cosenza


Palazzo Arnone

 

L'imponente Palazzo Arnone, situato nel centro storico di Cosenza, è stato in questi ultimi vent’anni uno degli impegni più rilevanti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali nel Mezzogiorno. Ora è diventato una realtà importante avviata a diventare il "polo" museale più prestigioso dell'Italia meridionale, dopo Capodimonte.

sala 5 A

Costruito a spese del tesoriere Bartolo Arnone all'inizio del XVI secolo, sul Colle Triglio, fu presto venduto al demanio. Fu adibito a carcere. Nel 1747 alcuni prigionieri vi appiccarono il fuoco e fu restaurato nel 1754. Fu definitivamente completato nel 1847.  
La toponomastica di colle Triglio è molto antica, derivando presumibilmente dal greco "Trilio" o "Trilocus", a indicare i tre vertici della conformazione orografica. Originariamente il luogo doveva ospitare un tempio dedicato a Jano, Camasene e Minerva, la triade divina venerata dai popoli italici di stirpe osca.

sala 5 B - in primo piano:  Luca Giordano - Ascanio Luciani
Veduta con rovine classiche e figure
Olio su tela, 253 x 353 cm
 

L'edificio, a pianta rettangolare, è costituito da due piani; esisteva un terzo piano, crollato a causa del terremoto del 1854, che non venne più ricostruito. All'ingresso, un maestoso androne con volta a botte, esibisce un solenne affresco con lo stemma del Reale di Napoli.
Proprio all'inizio del 2003 è stato portato a termine un importante progetto culturale, volto alla riqualificazione dell'edificio, a seguito dell'acquisizione e del recupero conservativo e funzionale, al fine di trasformarlo nel "polo museale".

sala 1

Nelle ampie sale si possono ammirare alcune opere dei più importanti artisti protagonisti della cultura meridionale tra Seicento e Settecento, le cui sorti furono determinate da personalità del calibro di Mattia Preti e Luca Giordano.

sala 2

Mattia Preti, il più grande pittore della regione, che si fregiava del titolo di Cavalier Calabrese per l'appartenenza al Sovrano Ordine di Malta, la galleria ospita un cospicuo nucleo di sette tele di soggetto mitologico o religioso, tra cui le due grandiose tele con le Fatiche di Ercole, e l'affascinante "Corredo", come è più conosciuto il dipinto raffigurante Rebecca che nasconde gli idoli. Inoltre, del medesimo artista sono state recentemente acquisite la Sofonisba, proveniente dalla Collezione Ruffo, la più spettacolare raccolta privata calabrese del Seicento, tra le principali in Italia e oggi purtroppo dispersa, e l'inedito Cristo risorto in veste di giardiniere appare alla Maddalena, dipinto probabilmente nella prima fase artistica maltese.

Mattia Preti - Sofonisba riceve la coppa di veleno
Olio su tela, cm 106 x 210

 

Luca Giordano è il più rinomato e importante pittore barocco napoletano, conosciuto anche come "Luca Fapresto" per la velocità prodigiosa e la sorprendente abilità con cui lavorava. L'eccezionale luminosità cromatica e il respiro compositivo dei grandi affreschi eseguiti per edifici religiosi o civili di Napoli, Firenze e della Corte di Spagna, si avverte anche nelle opere di piccolo formato confluite nella raccolta calabrese, come la bella Veduta con rovine classiche e figure e la splendida Jezabel divorata dai cani, capolavoro indiscusso della maturità del pittore.

Luca Giordano - Maddalena col crocifisso
Olio su tela, cm 127 x 178,5

 

Nella Galleria sono esposti, inoltre, dipinti di Pacecco De Rosa, Carlo Maratta, Sebastiano Conca, Corrado Giaquinto, considerato tra gli interpreti più significativi del Settecento italiano e del Rococò europeo, e di altri artisti appartenenti alla cultura artistica della Calabria, e dei quali sul territorio sono presenti molte opere in diverse epoche affidate a chiese e collezioni.
Sono esposte, inoltre, la celebre Stauroteca del Capitolo Cosentino e l'eccezionale icona della Madonna del Pilerio, opere consegnate in comodato dalla Curia di Cosenza alla Soprintendenza. L'icona è dedicata alla patrona della città, venerata nel culto locale per aver protetto la popolazione durante la peste del 1576 e poi nei terremoti del 1638, del 1738, del 1832 e del 1854.

Mattia Preti
Giacobbe, Labano, Lia e Rachele
Olio su tela, 137 x 166 cm
 

Luca Giordano
Morte di Cleopatra
Olio su tela, 162 x 215 cm
 

Luca Giordano
Jezebel divorata dai cani
Olio su tela, 290 x 366 cm

 

Luca Giordano
Morte di Lucrezia
Olio su tela, 161,5 x 215 cm

Foto: Archivio Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria -  Soprintendente dott. Fabio De Chirico


biografia di Mattia Preti

 

Mattia Preti, detto il Cavalier Calabrese, nacque a Taverna (Catanzaro) nel 1613 e morì nel 1699 a La Valletta.
Giunse a Roma agli inizi degli anni Trenta del Seicento, entrando in contatto con la pittura del Caravaggio e dei suoi seguaci. In seguito in giro per l’Italia, si accostò alla pittura emiliana dei Carracci, di Lanfranco, del Guercino e alla pittura veneta del Veronese.

Alla fase romana della sua attività appartengono gli affreschi in S. Giovanni Calibita e nell'abside di S. Andrea della Valle dove eseguì gli affreschi con Storie di S. Andrea; nel 1652 eseguì l'affresco in San Carlo ai Catinari a Roma rappresentante L'elemosina di San Carlo.
Nel 1653 era a Napoli dove eseguì una serie di affreschi e numerose pale d'altare, diventando personalità di spicco nella città.
Tra il 1657 e il 1659 dipinse Storie della vita di San Pietro Celestino e Santa Caterina d'Alessandria sul soffitto della chiesa di San Pietro a Maiella; poi le due redazioni del Figliuol prodigo che oggi si trovano al museo di Capodimonte e a Palazzo Reale a Napoli, il San Sebastiano per la chiesa di S.Maria dei Sette Dolori e la Madonna di Costantinopoli nella chiesa di San'Agostino agli Scalzi.
Nel 1661 l'artista di Taverna si stabilì a Malta dove, come pittore ufficiale dei Cavalieri dell'Ordine, fu impegnato nella decorazione della cattedrale di S. Giovanni a La Valletta e lì dipinse numerose tele per le chiese dell'isola.
 

biografia di Luca Giordano

Luca Giordano nacque a Napoli nel 1634 e lì morì nel 1705.

Studiò a Napoli nella cerchia di Jusepe de Ribera. Nel 1652 si recò a Roma, dove venne in contatto con l'ambiente di Pietro da Cortona. Lavorò ancora a Napoli e poi a Montecassino, dove lasciò numerosi affreschi tra i quali: quelli della cupola di Santa Brigida, la decorazione per la chiesa e il monastero di San Gregorio Armeno.

Nel 1667 si recò a Venezia dove rimase fortemente suggestionato dalla pittura di Tiziano e dal colorismo del Veronese.
Dopo un soggiorno a Firenze tra il 1682 e il 1686, dove eseguì gli affreschi in palazzo Medici Riccardi, nel 1692 venne invitato da Carlo II in Spagna dove realizzò i cicli di affreschi all'Escorial, al Cason di Buen Retiro, nella sagrestia della cattedrale di Toledo e nel monastero di Nostra Signora di Guadalupe.
Nel 1704 tornò a Napoli dove lasciò ancora testimonianze della sua fervida fantasia: le tele per la chiesa di Santa Maria Egiziaca a Forcella e gli affreschi della certosa di S. Martino.

 

 

 

 

 

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