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ARTE
Poesia
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PITTURA
La pittura di M. Zanoni
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POESIA
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Il nuovo volume di
poesie di Anna Maria Basile
SPERANZA CLANDESTINA
Presentazione di
Teresa Ciliberti

"SPERANZA CLANDESTINA" è una silloge di 65 poesie scandite
in quattro sezioni, in cui, rivelando corrispondenze e
"leitmotiv", si intrecciano temi e vicende come se fossero
stratificazioni diverse di un unico terreno: quello
complesso della vita. La natura e la storia, il sogno, la
speranza e il silenzio, l'arnicizìa e la solitudine, le
storie di bimbi e le feste dell'anno: questi i temi cantati
ora diaristicamente, mimando il parlato colloquiale e la
filastrocca che avvolge con tenerezza, ora perentoriamente
con versi brevi e icastici, atti a colpire, a suscitare
l'indignazione e a far fiorire la pietas. La raccolta dei
versi, infatti, pur connotata da una cifra intima e sommessa
di marca esistenziale, pone già nel titolo una questione
cruciale, drammaticamente attuale, quella della terra
abbandonata e dell'ALTROVE cercato dai migrantes. Questione
che la parola poetica non può tacere.
La
coerenza tematica che lega le quattro sezioni (ALI DI UN
SOGNO, ANCORA, VITA QUOTIDIANA e L’ULTIMO BACIO) è espressa
in una lezione di essenzIalità: il rifiuto etico dell'enfasi
per una parola poetica che si vuole semplice. La poesia di
Anna Maria Basile è, infatti, una poesia semplice - non
soverchiata da sovrastrutture intellettualistiche - né da
orpelli barocchi - ma mai banale! Ad una lettura attenta non
sfugge una certa perizia nel non "ingabbiare" i versi nei
sistemi classici, ed è piacevole indovinare l'endecasillabo
"nascosto" nell'ipermetro e il settenario nell'ottonario o
frantumato nel quinario. Sapiente risulta, pertanto, la
struttura ritmico-fonica che quasi sempre rinuncia alla rima
per rendere più libera la musicalità del verso e il
movimento delle immagini che trova nell’infittirsi e nella
inarcatura degli enjambement l'occasione per infondere alla
lettura il ritmo del flusso interiore del pensiero.
Ritmo e timbro sottolineati anche dall’uso frequente della
tecnica della “ripresa”, che ha consentito la costruzione di
una rete di echi sonori (allitterazioni, anafore, rime
interne) conferenti ai versi compattezza ed espressività.
L'efficacia di questi artifici retorici è avvalorata da una
sintassi prevalentemente paratattica che si allontana, dalla
disposizione consueta degli elementi della proposizione e
adotta spesso l'iperbato, l'enumerazione per polisindeto con
effetto ascendente.
Il
dettato lirico si presenta dunque piano: l’Autrice segue il
tempo del respiro, della memoria, procedendo con compostezza
di immagini e pensieri e offrendo al lettore una poesia
precisa, vera perché umanamente vibrante in equilibrio tra
essenzialità emotiva ed esattezza della parola. Le immagini
si rincorrono leggere in una orchestrazione dei moti
dell'anima e nella paesaggistica registrazione di sensazioni
e di emozioni proprie di una voce poetica sospesa tra parola
e silenzio, tra esperienza e attesa, tra solitudine e
comunione.
La poesia di Anna Basile è una poesia che sa scandagliare
l'animo e indagare il reale. E' una poesia che trae
forza dalle suggestioni della natura, ma è anche denuncia e
verità. Comprendiamo, pertanto, che la lingua poetica per
l'Autrice non è soltanto riflessione, meditazione sul
destino e sul senso dell'essere, ma è, altresì, lingua
"ospitale", che sa accogliere, che lascia essere l'altro, il
vecchio, il diverso, il clandestino.
Anna Maria Basile
Speranza Clandestina - poesie
Ediz. Arte26 - pagg. 87
€ 7,00
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"VEDRAI..."
La recente
raccolta di poesie di Ciro Cauteruccio
Presentazione di
Maria Zanoni
Vedrai, versi come
raggi di luce che cadono dall’universo dei sogni.
Vivi e palpitanti in uno
spazio ed un tempo senza confini: la poesia d’amore ha il
respiro dell’eternità.
Il poeta mentre “crea”
si colloca tra realtà e sogno. Il suo canto è una forza
creativa che affida alla parola la capacità evocatrice delle
dimensioni dell’anima.
E’ un mondo poetico che
viaggia tra solitudini e silenzi, slanci spirituali e
passione, pensiero e pelle, gioia e sofferenza, certezza e
attesa. Dove l’attesa-speranza è anche fede, capacità di
colmare i vuoti della realtà.
E, solo nella poesia,
realtà e sogno si fondono nell’intento di comunicare un
affascinante universo di simboli, emozioni e immagini.
“Vedrai... un cuore
che fa poesia, dove il silenzio si riempie di un vento
caldo”...
Così, i versi danno voce
al silenzio, in un lento “andamento” di passione e dolcezza.
E’ il potere dell’Amore.
L’attesa dell’amore,
tema dominante, scandisce il tempo del poeta.
Così, Ciro Cauteruccio
vive e fa vivere il mistero “poesia”.
Prefazione di Pierfranco
Bruni - Critico letterario
Ministero Beni Culturali
L’eleganza della parola
è la percezione dei silenzi taciuti che restano nell’anima e
tra le pieghe del cuore. L’eleganza della parola è
l’espressione di una tensione tutta esistenziale tra i
gorghi e la ricerca di un dire che è leggerezza di un amore
che s’intreccia nei frammenti del tempo.
Nel tempo di questa poesia ci sono le pieghe di un cuore che
ritorna con il suo vento e il suo mare. Vento e mare sono
incisi che campeggiano negli sguardi dei ricordi. Gli amori
ritornano ad essere amore quando si sono vissuti con il
rischio e la grazia nel battere delle ciglia che ci fa
sentire costantemente una parola, nella sua, appunto,
eleganza e nella sua estetica.
La parola che è sogno e attesa è “Vedrai”.
Certo bisogna sempre ascoltare il senso di questo “vedrai”
che si apre oltre il battere dei giorni.
Ma non si tratta del “vedrai che tutto cambierà...”
Piuttosto di un vedrai che il mare possa incontrarsi nel
vento; e tra le onde e le immagini ci sono le farfalle dei
pensieri che toccano il quotidiano e sempre l’attesa.
L’attesa è il sempre l’attesa. L’attesa è il gioco
dell’incontro-distacco. L’attesa è la misura della distanza
che incide i passi della memoria.
Ecco come esplode questa poesia.
Bella! Toccante! Immensa nella sua voce che recita nostalgie
come se fossero chicchi di grano.
A chi credere? Ai ricordi? Quelli che vanno e vengono. Ai
sogni? Quelli che ci accompagnano sempre. Sempre quando si
ama. All’amore? Questa poesia è il viaggio di un amore.
Nella sua dimensione e nel suo vivere oggi e ancora nella
poesia di Ciro Cauteruccio.
"Vedrai"
Collana "Gli
Emersi - Poesia"
Ciriaco Cauteruccio
Aletti Editore (2009)
pagg. 76 -
€ 12,00
ordina libro
L’ERBA DEL
VICINO
I versi di Anna
Maria Basile
di Maria Zanoni
È in libreria il volume di poesie di Anna Maria Basile
“L’erba del vicino”, che verrà presentato nei prossimi
giorni, a cura della Amministrazione Comunale di Spezzano
Albanese.
La silloge, che si pregia della presentazione dello
scrittore Pierfranco Bruni e della prefazione di Maria
Zanoni, edita dal Centro d’Arte e Cultura 26, fa parte del
progetto “La poesia e i giovani”. L’obiettivo è quello di
coinvolgere le nuove generazioni in incontri di musica e
poesia nei centri storici, in momenti di socialità in cui i
giovani possano esprimere le loro potenzialità, anche in
campi un tempo appannaggio di élites; e, nello stesso tempo,
far conoscere le espressività locali ed i beni ambientali
del territorio.
Un incontro per far riflettere sulle appartenenze, in una
società in cui i processi di globalizzazione cancellano
confini e innalzano barriere tra le persone, e per
valorizzare e vivacizzare la cultura locale, per farla
diventare elemento essenziale nel processo di sviluppo del
territorio, per diffonderla e trasmetterla alle giovani
generazioni col dialogo e il confronto.
E la poesia di Anna Basile è – come afferma Bruni – “un
raccontare verseggiare, mai dimenticando l’orizzonte dei
luoghi...La parola è fatta sempre di visioni, perchè in ogni
parola la visione si proietta in immagini”.
In prefazione al volume si legge:
Poesia è vita.
Nel percorso poetico di Anna Maria Basile è il pensiero che
si fa parola, in un intento, più o meno latente,
ideologico-didascalico o idealistico-liberatorio.
“L’erba del vicino” è una silloge di liriche, densa di
emozioni, ricca di palpiti e di sensazioni. È la riprova di
chi vive con onestà i disagi, le solitudini, le angosce
della propria condizione esistenziale, in un mondo sempre
più egoistico, in cui l’erba del giardino a fianco è sempre
la più bella.
Le gioie e i dolori, così come l’ideale e il reale si
fondono in questa poesia, vibrante di sensibilità tutta
femminile, che, nutrendosi del contesto storico presente e
della memoria del passato, ha saputo cogliere il senso
dell’Amore.
Anna Maria Basile in questa sua terza “fatica” affida al
verso la sua fierezza di donna, le rughe della vita che
custodiscono i ricordi del passato, le gioie svanite. E nei
versi si respira la tristezza di un vissuto che non lascia
spazio all’inganno e al tradimento.
Il senso della vita, resa disumana dalla sofferenza, sta
nell’anelito di pace e nell’afflato di fede che sorreggono
il verso. Nel silenzio e nella solitudine, il peggiore di
tutti i mali, oltre la guerra, la morte, si può vivere il
dolore, nell’ansia spasmodica di trovare serenità.
L'ansia di pace e la fede nutrono i momenti di pessimismo in
un percorso dal sensibile all’io meditante (che va dai versi
alla raccolta di pensieri) in una chiave morale, dietro
l’apparente semplicità di quel linguaggio, così diretto sino
a essere a volte prosaico, ma di grande forza espressiva.
Ci sono momenti in cui affiorano emozioni fortemente
soggettive, da cui traspare un bisogno d’amore, senza
inganni e senza riserve, che va oltre il tempo e lo spazio.
Una necessità interiore che contraddistingue l’ispirazione
artistica veramente umana.
Ed allora la poetessa, per sfuggire alla realtà, insegue un
sogno di libertà e le parole si fanno immagini: “volare /
tra la pioggia, i gabbiani / più su di un aquilone.”
“L’ERBA DEL VICINO”
poesie
ANNA MARIA BASILE
ediz. "Arte26"
pagg. 78 - € 5,00
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libro
AZZURRO COME IMMANENTE VITALISMO DELL'ANIMA
di Biagio Giuseppe Faillace
Presentare
una raccolta di poesie è sempre cosa ardua perché nella
lettura si può essere condizionati dal proprio sentire
oppure essere suggestionati dall’analisi critico-estetica
della prefazione o della postfazione.
Se poi si tratta di
una collega, come Maria Zanoni, che conosco da anni come
ricercatrice, il discorso si fa più impegnativo ma non
impossibile, e trovarsi tra le mani un volume di poesie
della Zanoni suscita senz'altro un piacevole stupore che ti
seduce subito sin dall'incipit, dove il suo "Azzurro
nell'anima" risulta accattivante e si fa occasione di attimi
di attento ripensamento che in ogni istante condiziona il
tuo essere, ti spiazza, ti costringe a rivedere la tua vita,
o meglio la tua visione di vita", la tua “weltanschauung”.
Allora ti accorgi che “l’azzurro nell'anima", io direi
“l’azzurro dell'anima”, altro non è che 1a “poesia
dell'anima”, in una trasfigurazione del sentimento, come
diceva il Croce, che attraverso la lotta dello spirito con
se stesso, si converte in immagine, per una “vittoria”
spesso raggiunta, talvolta invece rinviata, ma sempre
marcata dalla serenità conquistata attraverso pennellate di
azzurro che esprimono in frammenti di canto la passione
sofferta dell'animo che non può diventare tormento, ma
canto, con cui, come diceva il Petrarca, seguito dal
Leopardi, “il duol si disacerba”.
Un canto a volte impetuoso che si conclude, anche nella
forma fluida, misurata, limpida dei verso, in una bonaccia
indefinita, che mediante puntini di sospensione diventa
anche infinita, quasi a volersi compiacere di questa quiete,
dove lo spirito, senza "ruggire", continua a vivere e a
palpitare! (comp. 1,7). Chi non ricorda gli ultimi versi
dell'Infinito leopardiano: ". .. Cosi tra questa / immensità
s'annega il pensier mio, / e il naufragar m'è dolce in
questo mare”! o il frammento 21 di Catullo: “'Tum gratum est
mihi quam ... puellae / Pernici aureolum fuisse malum, Quod
zonam solvit diu ligatam" ( e mi è gradito come
all'agilissima fanciulla ... l'aureo pomo / che sciolse la
cintura a lungo avvinta).
Il “nulla” della Zanoni non è l'annichilirsi di anima e
corpo, che segue all'immobilità catatonica leopardiana, o
allo “spleen” di Baudelaire, o alla “malattia abulica” di
Dostoevskij; nella Zanoni il "nulla" è l'abbandonarsi alla
"musica indistinta”, al ronzio di mente", non per essere
annientata dalla “lingua di fuoco”, ma per ardere ancora
viva nel nulla...", e il suo cuore, potremo dire con il
Leopardi, "non si spaura",
tutt'altro, sì lascia abbracciare, conquistare dai sensi,
inebriare da un agro-dolce piacere: è, appunto, l’immanente
vitalismo dell’anima che nell'azzurro trova lo spazio e il
tempo attuativi, l'azzurro diventa la chiave di lettura per
"penetrare il mondo sentimentale", che è poi quello
fortemente umano dell'uomo e ancor di più dell'artista,
specie se l'artista è una donna che non ha paura di far
cadere il velo al suo “Privato".
Un grande poeta fiorentino, Giulio Arcangioli, che ho avuto
l'onore di presentare per la prima volta in Calabria a
Castrovillari nel 1982, unitamente al mio concittadino
Fedele Mastroscusa e al figlio del poeta Giuliano
Arcangioli, giunto da Firenze e mio gradito ospite, così
canta in un frammento dei suoi "Semidei": "Sulla tua carne i
colori dei giorno mordono come fiaccole fra i rami, / ed io
bacio le vampe di quel forno”.
Se l'azzurro è il colore fra il celeste e il turchino, è il
colore dei cielo sereno, terso e luminoso e del mare calmo e
profondo (si veda il valore quasi mistico che gli arabi
danno al termine azzurro, lazuward), è anche vero, come ha
scritto il grande Leonardo (2,239), che “l’aria è azzurra
per le tenebre che ha di sopra, perché nero e bianco fa
azzurro".
E la poetessa Zanoni sa che il suo "azzurro" è un colore a
rischio, un colore precario, e tuttavia ha il coraggio, anzi
"il coraggio del desiderio" di voler spiccare il volo per
"scoprire l'illusione della sua libertà", (comp. 2,8). Mi
vengono in mente i versi del grande poeta Mario Luzi, premio
nobel mancato! che ci ha lasciati due anni fa (28-2-2005):
“il volo è lento, penetra a fatica / nell'azzurro che s'apre
oltre l'azzurro" (Luzi,9). E il “desiderio naufrago"
riaffiora dal pozzo della memoria (comp. 3,9), ma preferisce
infrangersi sugli scogli; non sempre, infatti, i ricordi
recano dolce nostalgia per un passato lontano, talvolta
riaprono le ferite solo apparentemente rimarginate e le
lacerazioni dei tessuti dell’anima si fanno più pungenti di
prima, perché il tempo rare volte è "il grande medico" che
guarisce tutte le ferite, specie quelle d'amore! (leggere
comp. 7,13).
Eppure l'amore, nelle sue diverse sfaccettature, gioca un
ruolo fondamentale nell'anima tinta d'azzurro della nostra
poetessa, perché l'azzurro-amore, come metafora
dell’immanente vitalismo dell’anima, assume una valenza
semantica pregnante, ampia, multiforme, che ci fa vivere
momenti di ricordi, di desideri, di passione, di rimpianto,
di sogni, di deliri.
Se l'amore è il "motore del mondo", lo è ancor di più per la
donna, anche quando ci mette lo zampino l'astuta Afrodite,
per antonomasia la tessitrice degli inganni, che riesce a
piegare alla voluttà dei sensi, con l'illusione, i cuori
degli uomini, come canta Saffo nei primi due versi
(endecasillabi saffici) del fr. 1: " o immortale Afrodite, o
figlia di Giove tessitrice d'inganni ... )
“Un libro aperto" questa raccolta di poesie della Zanoni,
pervase da una liricità che mette a nudo l'anima, quasi
poesia-confessione, anche nell'incertezza dei sentimenti che
potrebbero vacillare (17,24/ 19,25/ 37,44/ 38,45) nel fuoco
d'amore che sempre arde, come "il fuoco divampante delle
stelle" di Susanna Tamaro in "Più fuoco, più vento", capace
di nutrire anche sentimenti innocenti e pure confessioni
(11, 17/ 12, 18/ 13,19/ 14,20/ 17,23), perché, come canta
Garcìa Lorca, "Cada cancion /en un remanso /del arnor. /
Cada lucero - / un remanso del tiempo. Un nudo del tiempo. Y
cada suspìro / un remanso /del grido (Ogni canzone /è uno
stagno dell'amore. / Ogni stella, uno stagno del tempo. / Un
nodo / del tempo. E ogni sospiro / uno stagno / del grido").
Talvolta la passione si fa travolgente come la forza del
cuore in tempesta (26,28) o la “corsa senza tempo di cavalli
impazziti" (22,29), che può mutarsi in un dolce preconio
verginale (23,30/ 24,31) baciato da una sensualità che si fa
vita (25,32/ 26,33/ 35,42).
Altre volte il percorso cede alla malinconia e la
riflessione esistenziale incombe come un macigno per
"un'anima stanca" di attendere (27,34) per un "passo"
stanco, senza energie e volontà, che non sa dove andare
(28,35/ 31,38).
E quando il cammino giunge alla meta, dove la salita è
finita e il punto è stato posto alla forzata ascensione, e
si ha piena consapevolezza di un ciclo concluso, la speranza
insperata di una vita serena in compagnia di un corpo e di
un'anima, del proprio compagno inghirlandato con i colori
del grano maturo, si schiude all'orizzonte nell'azzurro
lontano per dar pace ad animi stanchi aspettando l'alba del
nuovo giorno per camminare dì nuovo insieme (38,45/ 39,46).
Allora l'azzurro dell'anima vola nell'azzurro del cielo per
approdare allo scoglio della salvezza (40,47), sfiorerà la
pelle della donna e, al dir di Richard Bach, si sentirà "il
canto del vento anche tra i tiranti d'acciaio". Non ci
saranno più seduzioni di carne, di lacrime, né fiumi dove
immergersi per non soccombere, ma le braccia del vento la
solleverà per adagiarla sull'erba "molle come tra piume", la
serenità coniugale s'impossesserà della bruciante passione,
come nelle poesie d’amore di Jiménez, e la sostituirà, quasi
per un anelito mistico e spirituale, come quello che si
respira nelle poesie d'amore di Hesse, (si legga l'ultima
strofa di Trasformazione: "So von fruhster Jugendh heranf /
Bau ich ... Tempel \ Einer Liebe, die Kein Begeheren mehr, /
Keine Enttauschung Kennt“ (... Incominciando dalla più
tenera giovinezza / costruirò .... / il tempio di un amore
che non conosce più / né desideri, né delusioni) .
Qui
(40,47) la poesia si fa catarsi, riesce a intendere le pene
dell'anima e trovare i rimedi, l'arte della poesia si sforza
di "addormentare le pene" con i suoi farmaci,
l'Immaginazione e la Parola, che rendono insensibile la
piaga, perché l'Arte . come canta il grande poeta greco del
Novecento Costantino Kavafisi in Ho portato nell'arte, "Sa
raffigurare la Forma della Bellezza, e quasi
inavvertitamente completa la vita", vita costruita con fili
sottili con cui andiamo tessendo, al dir di R. P. Pogodin,
“1a tela di pietra della storia”.
Titolo: AZZURRO NELL'ANIMA
Autore: Maria Zanoni
Prefazione:
Pierfranco Bruni - Rappresentante
Ministero Beni Culturali Commissione Nazionale UNESCO
Edizioni Arte26 -
2007
48 pagg. - prezzo:
10,00 €
ordina libro
pubblicato il
30 ottobre 2005
CODICE AMARE di Ciro Cauteruccio
di Maria
Zanoni
Un
viaggio sui sentieri senza tempo dell'Amore: questa poesia.
Ciro Cauteruccio - poeta - viaggia libero sui
sentieri indefiniti del sogno e dell'attesa, ascoltando la
voce del silenzio e cogliendo le carezze del vento.
Emozioni, palpiti, nostalgie, brividi, desideri, solitudini
attraversano i versi e trasmettono immagini e suggestioni
fascinose.
L'Amore è la meta definitiva da raggiungere, la ragione vera
per cui valga la pena di vivere, la chiave di volta
dell'esistenza: ecco perché "Codice Amare".
L'Amore: unico riferimento, sicura certezza di un mondo alla
deriva in un mare di omologazione esistenziale e
disumanizzazione.
- Tu sei il pensiero \ che affolla la mente \ sei il mistero
per cui vale la pena vivere. -
La poesia: ancora di salvezza, approdo sicuro, elemento
portante dell'esistenza di un animo sensibile.
Qualcuno direbbe di un perditempo.
Che strano destino quello del poeta…
Colui che si distingue per verve creativa (poiein in greco
significa "fare"), colui che percepisce in solitudine i
misteri dell'universo, ai confini della realtà, nella lunga
attesa, si scontra con le convenzioni di un mondo difficile.
Ma, nonostante tutto, continua a contemplare albe e
tramonti, continua a sospirare e non sa mendicare.
- Ho comprato il sole \ per riscaldarti \ la luna \ per
illuminare il tuo sonno \ le stelle \ per conoscere il
cielo… -
È nella poesia che il sogno diventa realtà e i loro confini
si confondono.
- dolcissima poesia \ libera, nel mio orizzonte… -
E, così, le illusioni rompono gli argini e diventano:
respiro, pelle, carezze, pianto, gioia, sguardi, profumi,
ricordi.
Eros e Thànatos, Amore e Morte, la passione che brucia
l'anima e la purifica, oltre il silenzio, al di là delle
nuvole.
Maria Zanoni
LIRICHE SCELTE dal volume:
La tua voce
è un sorriso
tra le mie paure,
è melodia
che si libra nel vento,
è amore
sospiro completo
la tua voce,
e nel cuore
avido di passione
le tue parole
sono pace.
°°°°°°°°°°°°°
Nel giardino dei sogni
mi sento fiore
mi sento artista
che dipinge
la tua vita
con pennelli di emozioni.
Vorrei parlarti
della mia gioia
se solo l’avessi
amarti
carezzarti i sogni,
ma sono solo un fiore
solo un artista
e più che i miei colori
non posso donarti
amore mio.
pubblicato il
30 ottobre 2005
I VERSI IN VERNACOLO di Luigi Russo
di Maria
Zanoni
Ho
da sempre letto i versi di Luigi Russo.
E non li ho soltanto letti. Li ho anche recitati. Spesso li
ho immaginati, li ho guardati, ne ho ascoltato i palpiti e
le voci, sfogliando le pagine dei poderosi volumi, come
album di fotografie ingiallite dal tempo.
Ho dialogato con i "suoi" personaggi, ogni volta con
emozione nuova.
L'emozione che suscita una poesia viva, atto di presenza,
intreccio di memoria e cultura, che non permette
smarrimenti.
Il poeta coglie voci, lontane nel tempo, ma vivissime nella
sua memoria.
Egli tramuta in versi sensazioni e fatti di vita quotidiana,
emozioni e nostalgie in quantità tale da dare anima e vita a
luoghi ed eventi di questa terra castrovillarese, da lui
tanto amata, di un patrimonio che va scomparendo.
Ogni libro è, dunque, un atto d'amore e una testimonianza,
perché il poeta percepisce la realtà con l'occhio del cuore.
E tutto questo per riscatto di quella memoria che risulta
sempre più necessaria alle nuove generazioni, per non
perdere il contatto, senza enfasi né esaltazioni, con
l'identità dei progenitori.
Tempo e memoria operano la trasfigurazione lirica della
realtà e le danno il ruolo di rivendicazione di un'identità
comune da mantenere stabile.
Alle migliaia di versi è affidato, dunque, un
messaggio che supera l'occasione, la circostanza.
Non è il solito rimpianto di cose lontane e perdute. È
ricordo, senza commemorazioni lamentose o idilliache. È un
che di vivo, di gioioso; e le sensazioni che il paese nativo
suscita nel poeta, i fatti che rientrano nella sua
esperienza di vita, sono il segno tangibile di un intimo
sentire che convince e affascina.
I tanti personaggi che s'incontrano nelle pagine di L. Russo
sono disegnati, avvolti da un velo di nostalgia, con sottile
umorismo, spesso malinconico, che di tanto in tanto diviene
caldo accento evocativo.
È poesia, che ama la gente semplice e la sentenziosità, la
saggezza popolare, in cui si esprime il buon senso tipico
dell'ambiente rurale che si manifesta, appunto, in certi
caratteristici atteggiamenti del linguaggio o addirittura
nel proverbio.
È poesia, niente affatto popolare nel suo intrinseco, che
nasce da eletto sentire e da severe meditazioni, come
dimostrato, d'altra parte, dalla perfetta padronanza del
dialetto, innalzato a mezzo espressivo duttilissimo, e
capace di aderire a tutte le pieghe e le sfumature
dell'animo del poeta.
Una poesia dialettale che ha il potere di annunciare una
sorta di ritorno alle origini; che ci riporta ad un mondo "a
misura d'uomo", lontano dalla solitudine e dalle
inquietudini di una vita massificata e malsana.
Nei versi di Russo troviamo quelle tradizioni regionali e
paesane, quel gusto della vita umile e cordiale del popolo,
che nel dialetto trovano il più efficace mezzo per tradursi
in poesia.
Il tono semplice, caldo e discorsivo, di tante pagine di
commedie, rivela un impasto linguistico stilisticamente
omogeneo, ma anche ricco nel lessico, da adeguarsi
pienamente alle più varie necessità espressive, in modo
particolare alle tipiche strutture della parlata popolare.
Il verso è pulito, ricco di immagini e di termini
particolarmente efficaci.
Anche il paesaggio è sentito con intensa, appassionata
liricità e, quando non si presenta come valore estetico
autonomo, fa da imponente cornice alla vicenda umana, al
lavoro, al dolore, alla storia della terra del poeta.
La "sua" gente, quella nobilitata dalla fatica e dal
sacrificio, è contemplata anche nella vita familiare, specie
nei delicati sonetti, nei quali il poeta evoca momenti della
sua fanciullezza, delineando caratteristiche figure che gli
sono rimaste nel cuore.
È tutta una civiltà contadina, con la sua frugalità e le sue
semplici usanze, che riaffiora in affettuose, nostalgiche
immagini.
C'è il passato, la tradizione, le leggende, ci sono i grandi
eventi pubblici, i problemi sociali del suo paese.
E questi motivi predominanti ne attraggono infiniti altri,
correlati con le più vaste vicende nazionali, dandoci
l'esatta misura degli orizzonti ideali e dell'umana
sensibilità del poeta.
Luigi Russo, Poeta dalla vena feconda, voce altamente
significativa della poesia in vernacolo, evocazione
nostalgica e insieme omaggio devoto a Castrovillari e alla
sua gente, avrebbe avuto ancora tanto da dirci, se il
crudele destino non gli avesse strappato la penna di mano.
pubblicato il
30 ottobre 2005
VIRGOLA DI
LUCE - poesie per il Natale
Prefazione di Maria
Zanoni
Virgola
di luce, di vita; spiraglio di gioia, d'amore, di speranza;
angolo di memoria, di nostalgie, d'infinito...
Ecco la silloge di liriche di Adriana De Gaudio,
illustrate da Ester Alois, dedicate al Natale, mistero
grande e ineffabile dell'incarnazione, della nascita e della
sua sacralità.
"Un evento straordinario//di luce- vita – amore://la nascita
ha benedetto anche la tua casa,//dissipando il
silenzio//della morte e la tristezza".
In questi versi si sente pulsare la vita. La vita che sta
nella ragione, nei sentimenti, nelle emozioni, nella
bellezza e nella ricchezza dell'essere.
Qui il tempo dell'anima travalica quello storico, il vuoto,
la noia esistenziale che scandisce la monotonia della vita
di provincia.
Qui c'è una gioia segreta e profonda che consiste proprio
nell'attesa; anzi, è forse questa la forma più pura della
gioia; la gioia che si ha nello sperare.
È poesia che si insinua tra le pieghe della realtà per
svelarne incanti e disincanti; rappresentazione di brandelli
di vita scalfiti dalla fuga del tempo inarrestabile.
Brandelli di vita sottratti al gelo della morte e del
silenzio.
Adriana De Gaudio - donna-poeta, di grande umanità, dal
cuore eternamente fanciullo, dà voce al silenzio, sui
sentieri della nostalgia, con franca e immediata libertà di
emozioni.
In un mondo in cui "L'apatia ha robotizzato la gente.//Per
le strade s'incontrano// passanti con volti emaciati// dalla
stanchezza, dalla sfiducia:// sembrano fantasmi" e non c'è
"tregua alla guerra, alla violenza, all'odio tra fratelli"
Ella offre sensibilità, accettazione della sofferenza,
altruismo.
Di fronte alle brutture del mondo, all'inganno, alla
violenza, il suo verso restituisce sofferenza, attese
disilluse, notti insonni, malinconie. E gli affetti perduti,
sempre vivi sul filo della memoria, sono àncore di salvezza
tra albe e tramonti.
Attorno a questo nucleo intimo di affetti si dispone lo
scenario poetico di Adriana De Gaudio, in una dimensione
senza tempo, in cui vivono in una sorta di compresenza
passato e presente.
Lo stesso paesaggio che fa da sfondo al suo sentire è
evanescente. È paesaggio dell'anima.
L'evocazione del piccolo mondo paesano, del suo paese
nativo, della casa paterna non è carica del solito rimpianto
che si prova per cose lontane e perdute, ma ha un che di
vivo, nel continuo dialogo con i suoi eterni affetti.
E nei giorni di festa: "La solitudine si smaschera// in un
accorato sospiro" e la voce di chi non c'è più "vince il
silenzio della morte".
Proprio nei giorni di Natale, quando il mondo
dell'efficienza economica, del consumismo disordinato, della
godibilità della vita fisica, dimentica le dimensioni più
profonde - relazionali, spirituali e religiose -
dell'esistenza, Adriana raccoglie con delicatezza ricordi
d'infanzia e rivive scene familiari di cui serba intensa
memoria emotiva.
Non a caso si usa dire "Natale con i tuoi...", per
sottolineare l'importanza della famiglia, ma anche dei
valori del bene e dell'innocenza.
La dimensione estetica dell'arte (quella poetica di Adriana
De Gaudio e quella pittorica di Ester Alois) riesce a
cogliere le verità profonde del Mistero dell'Incarnazione e
le traduce in immagini cariche di suggestioni evocative.
I versi, infatti, sono arricchiti da figure angeliche e
umane insieme, rese ora con tratto espressionista, ora con
purezza linearistica da cui traspare l'indole pacata e
gentile dell'Artista Alois. Versi e linee senza retorica -
"Hanno sguardo mesto gli angeli" - che evocano valori
solitamente oggi sopiti ed obsoleti - "senti dentro che
palpita // una sensazione di pace, di speranza", che
superano le barriere del tempo e dello spazio. E questa
Virgola di Luce, in questo tempo vorticoso, ci illumina,
nell'attesa di un mondo sempre più umano, più fraterno e più
solidale.
Titolo: "Virgola di Luce" (poesie)
Autore: Adriana De
Gaudio
pagg. 48 - prezzo: €
5,00
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