Centro di ricerca antropologica etnofotografica e di promozione culturale fondato da Maria Zanoni nel 1978

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PERCORSI MEDITERRANEI

ARBERESHE

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LA LINGUA ARBERESHE (Italo-albanese)

La parlata degli Albanesi d'Italia


La lingua parlata dagli albanesi d'Italia è l'Arbëreshe, una varietà del tosk, il dialetto parlato nel sud dell'Albania, con alcune inflessioni tratte dal geg, il dialetto parlato nel nord dell'Albania, e contaminazioni sviluppatesi durante la permanenza in Italia. Nel 1908 si è deciso di accettare l'alfabeto latino.

Solo il 45% dei vocaboli arbëresh sono in comune con la lingua albanese; un altro 15% è rappresentato da neologimi creati da scrittori italo-albanesi e poi passati nella lingua comune; il resto è frutto di contaminazione con l'italiano ma soprattutto con i dialetti delle singole realtà locali.

Le parlate arbëreshe, pur mantenendo nella loro struttura fonetica, morfosintattica e lessicale tratti comuni, registrano variazioni consistenti da paese a paese.

L'ARBERIA, l'insieme di tutte le realtà storiche albanofone d’Italia, comprende in Calabria le Comunità albanofone di Acquaformosa [1353 abitanti al censimento Istat 2001], Castroregio [480 ab.] (con la frazione Farneta), Cerzeto [1467 ab.] (con le frazioni Cavallerizzo e San Giacomo), Civita [1125 ab.], Falconara Albanese [1416 ab.], Firmo [2460 ab.], Frascineto [2503 ab.] (con la frazione Eianina), Lungro [3145 ab.], Plataci [920 ab.], San Basile [1285 ab.], San Benedetto Ullano [1469 ab.] (con la frazione Marri), San Cosmo Albanese [702 ab.], San Demetrio Corone [3944 ab.] (con la frazione Macchia Albanese), San Giorgio Albanese [1709 ab.], San Martino di Finita [1294 ab.], Santa Caterina Albanese 1383 ab.], Santa Sofia d’Epiro [3131 ab.], Spezzano Albanese [7036 ab.] e Vaccarizzo Albanese [1326 ab.] in provincia di Cosenza;

Caraffa di Catanzaro [2084 ab.], Marcedusa [556 ab.] e Vena di Maida [1200 ab.] in provincia di Catanzaro;

Carfizzi [868 ab.], Pallagorìo [1627 ab.] e San Nicola dell’Alto [1105 ab.] in provincia di Crotone.

Ad Andali, Marcedusa, e Zangarona in provincia di Catanzaro l’albanese sarebbe prossimo all’estinzione, praticato ormai da meno di dieci persone; a Cervicati e Mongrassano in provincia di Cosenza il dialetto arbëresh risulta totalmente estinto.

In altre regioni vi sono comunità albanofone più o meno consistenti a Greci in provincia di Avellino, a Montecilfone, Portocannone, Ururi in provincia di Campobasso, a Barile, Casalnuovo Lucano, Ginestra, Maschito, San Costantino Albanese e San Paolo Albanese in provincia di Potenza, a Casalvecchio e Chieuti in provincia di Foggia, a Piana degli Albanesi, Santa Cristina di Gela, Contessa Entellina, a Mezzojuso e Palazzo Adriano in provincia di Palermo, a Villabadessa in provincia di Pescara, a Campomarino in quella di Campobasso, a San Marzano di San Giuseppe in provincia di Taranto.


Leggi di tutela minoranze

Il diritto ad essere minoranza e il diritto alla diversità sono riconosciuti nei testi normativi alla base delle istituzioni nazionali e internazionali (Unesco, Unione Europea, Consiglio d’Europa, Costituzione Italiana e poi a livello regionale).

La Regione Calabria, la più ricca di presenze minoritarie, approva la Legge regionale n° 15 nell’ottobre 2003, per la tutela e la valorizzazione della lingua e del patrimonio culturale delle sue minoranze linguistiche e storiche, riconoscendo “che la protezione e la valorizzazione delle lingue minoritarie contribuiscono alla costruzione di un'Europa fondata sui principi della democrazia e del rispetto delle diversità culturali e, in attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e dell'art. 56 dello Statuto regionale lettera “r”, con propria Legge, ai sensi degli articoli 2 e 3 della Legge 15 dicembre 1999, n. 482, tutela le parlate della popolazione albanese, grecanica e occitanica di Calabria e promuove la valorizzazione e divulgazione del loro patrimonio linguistico, culturale e materiale”.

Le minoranze sono tutelate nella Costituzione dei Diritti dell’Uomo, in alcuni regolamenti dell’Unione Europea e nella Costituzione Italiana.

Nell’attuale contesto politico e istituzionale, si presenta all’attenzione generale, per un significativo consolidamento dell’Unione Europea, il dibattito sviluppatosi intorno all’articolo 12 della Costituzione, che, con l’aggiunta di un 2° comma, dà maggiore consapevolezza all’italiano, come lingua ufficiale della Repubblica; naturalmente nel rispetto delle garanzie che la Costituzione e le leggi costituzionali già riconoscono alle minoranze linguistiche.

In una società sempre più pluralista e diversificata, come quella che si sta affermando negli ultimi anni, in cui si stanno diffondendo comunità di diversa matrice e provenienza, si ravvisa la necessità di individuare elementi su cui basare l’integrazione in un tessuto comune; e la lingua risulta essere il primo meccanismo di socializzazione e di integrazione, affinchè non vengano irragionevolmente pregiudicati i diritti degli altri cittadini con un eventuale uso strumentale dell’autonomia culturale e linguistica.

L’UNESCO ha redatto un testo in cui vengono elencate le lingue in pericolo di estinzione, tra le quali sono citate il Provenzale, il Francoprovenzale e il Piemontese.

L’Unione Europea si è mobilitata per la stesura di una Carta delle lingue minoritarie, che rappresenta una sorta di “legge quadro” per la legislazione nazionale.

Le iniziative promosse e finanziate dalle Regioni seguono le direttive della legge nazionale, che si rivolge principalmente in queste direzioni: corsi di formazione e azioni di promozione; apertura di sportelli linguistici e servizi per le popolazioni locali; segnaletica in lingua minoritaria; pubblicazioni e finanziamenti per apertura e gestione di centri culturali.

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